Costituito nel 1924 ad opera di Moritz Schlick, divenne uno stabile gruppo di discussione che si riuniva di sera, una volta alla settimana, in un caffè della vecchia Vienna, per discutere sia di questioni generali di filosofia della scienza, sia del pensiero di Ernst Mach.
Più che filosofi nel senso tradizionale del termine, il Circolo raccoglieva studiosi di varie discipline, che avevano in comune l'insoddisfazione per i risultati raggiunti fino ad allora dalla filosofia, l'ammirazione per il metodo scientifico dove i problemi venivano via via affrontati e risolti, il rifiuto per le diverse forme di metafisica, l'interesse per la matematica, la logica e la fisica teorica.
Oltre a Schlick, il fondatore, a Carnap e Neurath, che ne furono gli esponenti più importanti, vanno ricordati: i matematici Hans Hahn e Friedrich Waismann, lo storico Victor Kraft, il fisico Philipp Frank, i filosofi Herbert Feigl e Gustav Bergmann, il logico Kurt Gödel e il giurista Hans Kelsen.
Da questo gruppo originario si sviluppò una corrente di pensiero che divenne nota come neopositivismo, perché riprendeva alcuni punti fondamentali del positivismo utilizzando gli strumenti e i risultati della logica simbolica sviluppata nell'800 da Frege, Peano, Whitehead e Russell. Ad esso si ispirarono gruppi analoghi, come quello che si costituì a Berlino nel 1928 (con Hans Reichenbach, David Hilbert, Carl G. Hempel e Walter Dubislao).
Nel 1929, Hahn, Neurath e Carnap pubblicarono il manifesto del Circolo: "Una visione scientifica del mondo. Il Circolo di Vienna".
La progressiva affermazione del nazismo in Germania e in Austria segnò la dispersione del Circolo di Vienna. nel 1936 Schlick fu assassinato da un ex studente sulle scale dell'Università di Vienna. Molti degli esponenti del gruppo emigrarono negli Stati Uniti d'America e qui proseguirono le loro ricerche, cercando di realizzare il progetto, già enunciato nel programma del 1929, della pubblicazione di una Enciclopedia internazionale delle scienze unificate a cui collaborarono anche Niels Bohr, Russell e Dewey. Ma le divergenze di orientamento tra alcuni membri, ad esempio, su cosa si dovesse intendere per "scienza unificata", provocarono l'interruzione del progetto dopo alcuni volumi.
tratto da Diogene
giovedì 11 agosto 2011
Schlick: il principio di verificazione.
L’uomo intorno a cui si raccolse il Circolo di Vienna, Moritz Schlick (1882— 1936), tu assassinato sulla scalinata dell’Università di Vienna e il suo assassino fu esaltato dal nazismo come colui che aveva tolto di mezzo una filosofia viziosa. Schlick accettò ben presto il punto di vista di Wittgenstein e di Carnap difendendolo e sviluppandolo in numerosi articoli comparsi su Erkenntnis e su altre riviste, articoli che dopo la sua morte sono stati raccolti in volume.
Il suo punto di partenza è quello di Wittgenstein: la filosofia non è una scienza, ma una attività, ed è una attività intrinseca all’esercizio stesso della ricerca scientifica. Questa è infatti condizionata dal rigoroso accertamento dei termini di cui fa uso; e questo accertamento è proprio il compito della filosofia.
Diceva L.Wittgenstein nella proposizione 4.24 del Tractatus: “comprendere una proposizione significa sapere come stanno le cose”
La sezione concettualmente e storicamente più importante del pensiero di Schlick è la messa a punto del principio di verificazione o di verificabilità, che egli esprime dicendo che : “Una questione è in principio risolvibile se possiamo immaginarc le esperienze che dovremmo avere per darle una risposta”.
Questa teoria sottintende ovviamente una distinzione fra verificabilità di principio e veriticabilità di fatto, in quanto una tesi attualmente inverificabile, per esempio:“sull’altra faccia della luna esistono montagne di tremila metri, può benissimo venir controllata in futuro. Di conseguenza, coerentemente con il suo principio, Schlick sostiene che “il significato di una proposizione è il metodo della sua veritica” ovvero una proposizione è insensata se non esiste un metodo per verificarla, come nel caso della Metafisica, dell’Etica, della Religione che non potendo essere verificate empiricamente nei propri asserti sono definite senza senso.
Matematica e Logica sono mute intorno al mondo, perché le loro basi non sono empiricamente verificabili. Per trovare il senso di una proposizione afferma Schlick: “Dobbiamo trasformarla attraverso l’introduzione di definizioni successive (smontare le proposizioni) finchè si arriverà a parole che non potranno venire ulteriormente definite con parole [...] Il criterio per la verità o la falsità di una proposizione consiste nel fatto che, sotto determinate condizioni, taluni elementi si danno o no”.
Ben presto, però, i due filosofi O.Neurath e R.Carnap criticarono il principio di verificazione, sostenendo che la verità empirica (sperimentale) non è universale bensì soggettiva, come si può dunque affermare la sensatezza o insensatezza universali di una qualsiasi proposizione?
Erano problemi già affrontati nel ‘600 e ‘700 dagli empiristi.
Il principio di verificazione, a sua volta, è empiricamente verificabile?
No, affatto, dunque è insensato. In tal modo Neurath e carnap danno luogo a una nuova concezione filosofico-scientifica che si
Circolo di Vienna
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Il Circolo di Vienna, animato da filosofi e scienziati, fu organizzato da Moritz Schlick nel 1922. Le riunioni del Circolo si tennero regolarmente ogni settimana fino all'avvento di Hitler. La morte violenta di Schlick (1936), assassinato sulle scale dell'università da un fanatico nazista, e la fuga da Vienna dei suoi membri per evitare le persecuzioni del nuovo regime ne segnarono la fine. Il positivismo logico (o neopositivismo), così era chiamato l'approccio filosofico del Circolo, si diffuse così nel resto dell'Europa e nei paesi di lingua inglese.Alle sedute del Circolo parteciparono assiduamente: Rudolf Carnap, Otto Neurath, Philipp Frank, Friedrich Waismann (assistente di Schlick), il matematico Hans Hann, Gustav Bergmann, Carl Menger, Herbert Feigl, Viktor Kraft, Ludwig von Bertalanffy. Ne furono ospiti occasionali: Hans Reichenbach, Kurt Gödel, Carl Hempel, Alfred Tarski, W. V. Quine, A. J. Ayer, Arne Naess.
Ludwig Wittgenstein e Karl Popper non furono mai presenti alle riunioni del Circolo anche se negli stessi anni intrattennero rapporti con i suoi membri.
Il circolo organizzò conferenze internazionali su temi scientifici e filosofici, la prima di cui fu tenuta a Praga nel 1929 ove fu distribuito il suo manifesto per una Wissenschaftliche Weltauffassung (una concezione scientifica del mondo). Questo manifesto fu composto soprattutto da Neurath, Carnap e Hahn e fu dedicato a Schlick.
Epistemologia - maggiori esponenti attuali
Epistemologia
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Un fatto che i detrattori di Popper conoscono bene è che una teoria scientifica difficilmente viene abbandonata quando un esperimento la falsifica (la dimostra non valida). Semplicemente, si fa in modo di incorporare il risultato dell'esperimento in una nuova versione della teoria. Ciò avviene in particolar modo per le teorie che hanno già avuto un buon successo. La procedura può essere ripetuta più volte, in seguito a successivi risultati negativi, finché ad un certo punto la teoria non è più emendabile, e serve un balzo concettuale per crearne una nuova.
All'epistemologia popperiana si contrappone in questo senso l'opera di Thomas Kuhn, che focalizza l'aspetto rivoluzionario delle scoperte scientifiche, ed al quale si deve l'introduzione all'interno del dibattito epistemologico dei concetti di scienza normale, rivoluzione scientifica e soprattutto di paradigma. In questo approccio il progredire della scienza non è più lineare, ma necessita ogni tanto di una rivoluzione scientifica cioè un rovesciamento delle concezioni metodologiche o un nuovo paradigma concettuale.
Qualcuno considera Popper abbondantemente sopravvalutato, tra cui Paul Feyerabend, appartenente alla "New Philosophy of Science" con Norwood Russell Hanson, Thomas Kuhn e Imre Lakatos. Feyerabend, che nel suo Dialogo sul metodo, definisce Popper "un pedante", imposta il suo approccio all'epistemologia in modo più ampio, a partire dalla sua opera fondamentale (ma scritta in tono provocatorio) Contro il metodo. In tale libro, che propone "un anarchismo epistemologico", Feyerabend analizza e demolisce senza pietà le teorie di Popper, mostrando come la falsificazione non sia mai stata realmente applicata dagli scienziati. In aggiunta viene criticato l'approccio classico degli epistemologi, tendente a ricostruire a posteriori un metodo che in realtà (secondo lui) non esiste.
Feyerabend approfondisce le sue idee nelle opere successive, chiarendo che un metodo, se esiste, è ben più complesso di quanto illustrato da Popper, e che la validità del metodo è comunque legata alla storia. Praticamente, si associa il realismo al relativismo culturale.
L'approccio di Lakatos, per quanto eviti provocazioni, si distanzia nettamente da Popper quando dichiara che una teoria scientifica può essere falsificata solo da una nuova teoria, che includa la spiegazione dei fatti spiegati dalla teoria precedente, ma amplii la sua applicabilità a nuovi fenomeni.
Altri, alla falsificazione in toto popperiana contrappongono la teoria della confermabilità di Rudolf Carnap, con alcune modifiche: un esponente di tale linea di pensiero è Donald Gillies.
Tuttavia, il problema di fondo dell'epistemologia, oggi come al tempo di Hume, rimane quello dell'implicazione e dell'induzione: secondo la teoria della confermabilità, ogni cigno bianco conferma che i corvi sono neri, ossia ogni esempio non in contrasto con la teoria ne conferma una parte (
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